Lo smaltimento e il recupero delle materie prime degli elettrodomestici apre degli scenari ancora poco chiari.

La rivista di elettrodomestici “Eldom Trade” nel mensile di marzo 2020 propone l’articolo “Il Rifiuto ha una marcia in più” dove spiega che di recente tra produttori di elettrodomestici e negozi di vendita sono stati stipulati degli accordi per la raccolta e lo smaltimento consapevole e a prova di ambiente di apparecchi elettrici, basati sul pagamento di un contributo chiamato R.A.E.E. Un costo piccolo che grava sul consumatore, ma che dimostra un’attenzione necessaria per il nostro pianeta.

Dovete sapere che quando poniamo i nostri elettrodomestici da smaltire sulla piazzola del comune di residenza o li depositiamo fuori casa per il ritiro fiduciario da parte di organizzazioni apposite, molti grandi elettrodomestici si perdono nel nulla.

Un dato chiaro: il 39% dei grandi elettrodomestici (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie ecc.) vengono smaltiti illegalmente, cioè non raggiungono le aziende che poi li smontano a pezzi e ne recuperano i materiali (plastica, ferro, rame e circuiti elettrici). Spesso dai frigoriferi vengono asportati i compressori, fatto che comporta il rilascio nell’atmosfera del gas refrigerante presente all’interno del circuito di refrigerazione e che provoca ulteriori danni ambientali in una situazione di riscaldamento dell’atmosfera già preoccupante. Dalle lavatrici, invece, vengono di frequente sottratti i motori, con un’incertezza sulla destinazione delle altre parti.

Manca un controllo su quello che succede agli elettrodomestici nel passaggio dalla nostra casa alla piazzola o presso il centro di stoccaggio e riciclaggio: le amministrazioni pubbliche non fanno verifiche e tantomeno sanzioni.

Di fronte a questa situazione, occorre che noi consumatori ci sensibilizziamo nello smaltire i vecchi elettrodomestici con la massima attenzione, affidando questa pratica a persone qualificate per questi lavori, che possono reintrodurre le materie prime nel ciclo produttivo senza abbandonarle in discariche illegali o portarle nei paesi del terzo mondo.

Al momento la mancanza di consapevolezza dei cittadini, dovuta all’assenza di adeguate campagne informative, e l’estraneità delle amministrazioni pubbliche al problema del riciclo sta causando un danno economico ed ambientale notevole che non possiamo più permetterci di sottovalutare.