IL SETTORE DELL'ARREDO NON SI ARRENDE ALLA CRISI

IL SETTORE DELL'ARREDO NON SI ARRENDE ALLA CRISI
Chiuse le porte della Design Week, il settore del mobile è pronto a mettere in atto nuove strategie per tornare a crescere, senza rinunciare alla coerenza e alla qualità dei propri brand. Ha spinto verso l’alto il Salone di quest’anno: all’adozione di una politica “entry price” dagli imprenditori del settore arriva un ‘no’ deciso e non è ammessa nessuna rinuncia a qualità e artigianalità. Si riscontra invece la tendenza ad inserire ‘entry products’ che avvicinino il consumatore al brand per poi attirarlo verso l’intera gamma: l’appassionato di design acquista un pezzo firmato, piccolo per dimensioni e prezzo, ma di un buon livello qualitativo, per impreziosire la propria casa, laddove non può permettersi l’intero arredo griffato . La linea che distingue le due strategie di reazione alla crisi è sottile ma determinante: da un lato c’è chi si apre a prodotti più accessibili al pubblico abbassandone il livello qualitativo (entry price), dall’altro c’è chi preferisce mantenere il proprio livello, ma va incontro al mercato con proposte più semplici dal punto di vista progettuale e realizzativo e, di conseguenza, con un listino più basso (entry level). L’equilibrio è sottile e complesso ed è per questo che, per mantenere o migliorare il posizionamento, diventa necessario investire in brand image e innovazione. L’attuale situazione di difficoltà economica aumenta però la polarizzazione, con benefici per i marchi premium e per i marchi ‘value for money’, mettendo sotto pressione la parte di offerta legata alla fascia media di prodotto. Il consumatore viene così spinto ad acquistare secondo la logica del ‘pick&mix’, scegliendo, in base alla destinazione d’uso, tra un prodotto costoso e di alta qualità che duri nel tempo e un prodotto value for money destinato a essere sostituito nel tempo. Aumenta così il divario tra l’alto di gamma, che andrà verso l’estrema personalizzazione, e il low cost. Pur in uno scenario in progressiva divaricazione, la maggior parte degli imprenditori del settore però fa fronte comune contro la logica degli ‘entry price’, resistendo stoicamente alla crisi in nome della coerenza, del proprio valore e della qualità che da sempre contraddistingue il made in Italy.